Elena Maiullari – Lèger


Il brano è basato su una scrittura parzialmente aleatoria, in cui le altezze vengono scelte dall’esecutore all’interno di un dato range, indicato in partitura dallo spazio compreso nella fascia delimitata da linee curve. Anche la densità della scrittura (numero di suoni da eseguire all’interno della durata indicata) è sottoposta alla scelta dell’interprete, in quanto è proporzionale all’intensità scritta: quindi la figurazione sarà gradualmente più fitta in corrispondenza di un crescendo, e più rarefatta con un diminuendo.
Il risultato è una ‘fascia’ di suono fluttuante, che appare avvicinarsi o allotanarsi dall’ascoltatore in base all’illusione sonora data dall’intensità e dalla densità del materiale sonoro. Il canto si dispiega dunque ora dentro, ora sopra alla fascia (range di altezze da cui attinge l’esecutore); la melodia risulta così avvolta da una piattaforma fluttuante che le fornisce il supporto sonoro, o meglio, il contesto dinamico su cui dispiegarsi. Il testo viene reso espressivo non solo dalle sonorità indicate in partitura, ma pare aleggiare nell’aria in modo dinamico grazie anche alle interazioni, determinate dalle scelte dall’interprete, tra altezza, dinamica, densità e intensità del materiale sonoro.
L’anima dei soldati deceduti – “che sono come nuvole in fondo a una valle”- sembrano in questo modo fluttuare nell’aria, idealmente adagiate su un etereo alito di suoni cangianti, rapresentati appunto dalla fascia sonora che avvolge il canto; una sorta di spazializzazione sonora dentro un’ambiente immaginario.